martedì 29 maggio 2012

Intermezzo: secondo volo di Pepper e topini randagi

29 maggio, ore 9, terremoto forte, si è sentito bene anche qui nel milanese.

Al telefono con E. chiedo: i bambini sono usciti dallo Sputnik?

I miei colleghi mi guardano un po' strano. In effetti, a ripensarci, non è una frase che si sente tutti i giorni.

(Lo Sputnik, per inciso, è un modello di cuccia sospesa. L'altra volta non si era capito bene se il terremoto lo avevano sentito o no: oggi pare proprio di si. E si, sono usciti dallo Sputnik: saggezza dell'istinto. Erano agitatini. Snack di mela secca per calmarli).

Pepper poi in questi giorni ne ha passate parecchie di esperienze strane. Due o tre giorni fa è caduto dal tavolo, poverino. Ha zoppicato un po' per tutta la serata, poi ha smesso. Il fatto è quando suono fuori dalla gabbia, amano salire sul tetto per fare le piccole vedette lombarde; notoriamente, dalla cima della gabbia si annusa molto meglio. In generale, i ratti sono molto bravi ad arrampicarsi ma un po' meno a scendere; il che vale in modo particolare per Pepper, che essendo un filino sovrappeso ha un rapporto più complesso con la forza di gravità. Insomma: Pepper in fase di discesa dal tetto, gabbia troppo vicina al bordo del tavolo (colpa mia), discesa che si conclude come sempre con un ruzzolamento... il ruzzolamento è finito qualche centimetro troppo in là. Punf! (Non è per dire: pare che abbia fatto proprio un bel punf! sonoro, toccando terra).

E. si è subito chinata a soccorrerlo: lui, finito per la prima volta nella terra straniera della Pianura di Piastrelle in Cotto, era tutto schiacciato (non per la caduta: sarebbe il suo modo di "farsi invisibile" - anche se un rattolo cicciottosso di quattro etti e mezzo che striscia pancia a terra come uno SWAT proprio proprio invisibile non è) e ha fatto anche un po' di pipì da spavento. Comunque, appena ha visto E. le è praticamente saltato in braccio.

Credo che il pericolo che se li lasci liberi in casa rischi di non riuscire più ad acchiapparli sia molto molto teorico.

Il giorno dopo, poi, un altro incidente: sono a letto, punto la mano per sollevarmi e alzarmi, ma sotto la mano c'è Pepper; me ne sono accorto proprio un istante prima di metterci tutto il mio peso, ma un po' di Pascal di pressione se li è sentiti venire addosso. La sua reazione è stata abbastanza strana: non è proprio scappato, è solo rimasto per un po' in disparte, fermo immobile, a guardarmi di sottecchi. Non è che avevi intenzione di schiacciami, vero?

Se mi fosse concesso di imparare a riprodurre un singolo segnale ultrasonico in rattese, penso che sceglierei: scusa, non l'ho fatto apposta! Tornerebbe utile spesso.

In effetti il volo dal tavolo è stato il secondo volo di Pepper: lui è il nostro Evel Knievel, il nostro daredevil, anche se sono sempre incidenti. L'altra volta è successo che E. ha infilato la mano nella gabbia, lui l'ha morsa (eravamo ancora nella fase ribelle), lei ha ritratto la mano istintivamente, lui non ha mollato ed è stato lanciato fuori dalla gabbia insieme al suo tubo in PVC (nel quale, all'epoca, riusciva ad entrare).

Comunque - il terremoto mi ha fatto interrompere il filo della narrazione.

Riprendo nel prossimo post. Intanto un altro anneddoto: nel mondo di E. adesso c'è una nuova categoria di entità, i topini randagi.

Il mangime vecchio lo butto via?
No, diamolo a mia mamma che lo sparge in giardino. Pensiamo anche ai topini randagi.

Le ho fatto notare che i topi che vivono per strada e nei prati non sarebbero "randagi" ma "selvatici".

Però in effetti è solo una questione di punti di vista:

La ASL ha chiuso quel ristorante perché c'era un'infestazione di ratti.
Mio dio che schifo! Non ci andrò mai più.

La ASL ha chiuso q
uel ristorante perché ci andavano a mangiare i ratti randagi.
Vabbé, ma quindi adesso dove andranno a mangiare?

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