lunedì 21 maggio 2012

Il lungo viaggio di Pepper e Ginger

Capitolo 4. In cui incontriamo il primo archetipo junghiano della storia, che rimane molto stupito; e Ginger e Pepper fanno il loro primo viaggio in macchina.

Ora, Pepper e Ginger erano dunque fermati; la mattina di domenica, non ci restava che allestire la gabbia e partire per andare a prenderli.

Naturalmente nel reparto zoo del negozio non c'è nessuno, ci tocca andare su e giù per cercare un omino, e alla fine, su indicazione di un sudamericano addetto alle pulizie, ne troviamo uno; al quale non risulta che ci siano ratti "messi da parte", e deve consultarsi con un altro, giusto per contribuire al nostro stato di strana fibrillazione. Alla fine viene reperito un omino che sa dove andare a guardare e trova Pepper e Ginger.

Quest'ultimo omino merita una nota, perché è il primo personaggio narrativamente pregnante della storia. Vicino alla pensione, dinoccolato, e sparagiudizi, costui è il nostro primo Gandalf, l'incarnazione del vecchio saggio della letteratura. Anche se è un vecchio saggio un po' raffazzonato.

Tanto per cominciare chiediamo anche a lui una conferma dei sessi, per sicurezza; lui prende Pepper (per la coda, tanto per cambiare): maschio. Poi Ginger, sempre per la coda: femmina.

Come femmina?

L'omino percepisce il nostro sussulto al sentire che Ginger sarebbe una femmina, e ricontrolla, per qualche motivo ripartendo da Pepper. Nuova bella tirata di coda. Dunque: maschio. E poi Ginger: maschio. I nostri volti esprimono sollievo, e quindi lui conferma: si si, maschio.

Ora siamo tranquilli!

Il nostro dinoccolato Gandalf è pronto: ok, allora ve li impacchetto.

Noi però non vogliamo farci impacchettare Ginger e Pepper, qualunque cosa significhi, e lo fermiamo avvisandolo che compreremo un trasportino e li porteremo via così.

Sul volto di Gandalf improvvisamente si dipinge autentico stupore. Scusate se ve lo chiedo, si azzarda, ma li state comprando per tenerli come animali da compagnia?

Eh si, certo.

Wow. Il vecchietto è galvanizzato. A quanto pare, è la seconda volta, nella storia del negozio, che qualcuno compra dei ratti per tenerli. (Questo dovrebbe suggerirci che abbiamo fatto una cavolata a comprarli qui, ma non ci facciamo caso). Tutti gli altri li comprano, si, insomma, per un altro motivo. Io sono talmente ingenuo e impreparato al riguardo che per un po' non capisco nemmeno di cosa sta parlando; ovviamente sta parlando di ratti da pasto per serpenti. Gandalf fa questo di mestiere ma, a quanto pare, odia la cosa quanto noi, ed è sollevato che una volta tanto non gli tocchi di prendere parte a questa crudeltà. L'altra volta era una coppia di dark, tutti pieni di piercing e tatuaggi.

Mmmmh.

Allora il vecchio saggio si lancia a sgranare tutte le sue conoscenze in fatto di ratti: commenta che la nostra è un'ottima scelta, che sono animali veramente intelligenti; e alla nostra domanda se consiglia di portarli subito dal veterinario per una visita di controllo risponde che questi sono animali che se si ammalano è perché qualcuno gli inietta qualche virus, insomma ci manca poco e scopriremo che il dinoccolato inserviente del garden center è un animalista del PETA. Poi ci consiglia di comprare del cotone per il nido. Per concludere, gli chiediamo tutolo non aromatizzato (perché nel frattempo abbiamo già appreso su Internet che l'aroma al limone non si addice alle narici sensibili dei nostri nuovi compagni), e anche qui il vecchio saggio coglie l'occasione per lanciare una frecciatina a quelli che hanno la puzza sotto il naso (per colpa dei quali, si legge sottotraccia, esiste quello stupido tutolo al limone che ci ha abbindolato). Un tizio veramente pretenzioso.

Insomma, a essere sinceri la maggior parte di quello che Gandalf ci ha detto sono un po' castronerie - in effetti è consigliabile portare i propri ratti subito dal veterinario, specie se vengono da un ambientino come questi meganegozi di botanica - per esempio per un bell'esame delle feci; del cotone non se ne fanno niente e c'è il rischio che ci si strozzino; e ammalarsi si ammalano eccome, anche senza iniezioni di virus. Per non parlare del prenderli per la coda e del sexing. D'altra parte è così, Pepper e Ginger vengono al mondo come derelitti e reietti, sono ratti da pasto, loro, non sono Hobbit; e il vecchio saggio della loro storia è in proporzione, non un rassicurante Gandalf il Grigio, è solo un traballante signore buono ma sconclusionato. Ma la storia di Pepper e Ginger, si spera, è una storia di ascesa e redenzione, come quella di Cenerentola.

Intanto che siamo lì a prenderli, ci casca l'occhio sulla teca dove ieri c'era la mamma di Ginger e Pepper. Sparita, nella notte.

Così Pepper e Ginger cominciano il loro viaggio in un trasportino accompagnati solo da una manciata di tutolo (non aromatizzato) passando attraverso una cassa, sul nastro traportatore come nani da giardino, e poi finalmente in macchina. Siamo a febbraio e i due nuovi arrivati cominciano a catalizzare preoccupazioni: prenderanno freddo? Si spaventeranno per il rumore del motore e gli scossoni della strada? Si sentiranno costretti nel trasportino? (In cui per ora, in realtà, navigano).

Si, perché non li abbiamo ancora descritti: anche se destinati geneticamente a diventare panteganoni di grossa taglia come la loro mamma, P&G sono attualmente due batuffolini di pelo, saranno una decina di centimetri tolta la coda, magrini e spauriti; si guardano in giro con occhioni rispettivamente neri e rossi, entrambi a punta di spillo; e altrettanto one sono le orecchie, in proporzione a quei corpicini minuti, specie se le tengono alzate come parabole radar per cercare di capire qualcosa delle tante stranezze che stanno capitando intorno a loro. E poi annusano, annusano, annusano con i nasini rosa all'insù e i baffetti che mulinano; e per l'emozione, anche - bisogna dirlo - si sbizzarriscono in bisognini solidi e liquidi.

Sperimentano la Kuga, l'asfalto sconnesso, l'aria fredda e tagliente di febbraio e poi quella riscaldata dell'abitacolo della macchina, il rumore del motore; e poi nei box la puzza di gas di scarico e il frastuono della portona di metallo, poi ancora il freddo, e poi l'ascensore con il suo "dling, dlong!" da Rinascente e la puzza del deodorante per ambienti appena installato dall'impresa delle pulizie. Ma per tutto questo tempo sperimentano anche la voce della loro nuova mamma umana, E., che per rassicurarli - come nei migliori manuali - passa tutto il tempo a sussurrargli cosine carine, e pure quella del loro nuovo papà umano, quando la guida lo consente - e quindi non sempre, perché il tragitto lo faccio guidando con una cautela che farebbe pensare, a un osservatore ignaro dei fatti, che stia trasportando un carico di nitroglicerina nel bagagliaio.

Insomma sperimentano tutte queste cose, e dopo il secondo "dling, dlong!" dell'ascensore e lo stunc stunc stunc della chiave che gira nella toppa della porta blindata (che al mercato mio padre comprò) alla fine sperimentano il tepore e l'odore di un posto nuovo, e la mamma che li accompagna alla porticina della loro gabbia nuova fiammante e superaccessoriata - almeno superaccessoriata in confronto alla teca spoglia e illuminata da faretti da sala operatoria in cui erano ammassati nel negozio.

E con tutte le emozioni che hanno provato, è magico vederli subito correre su e giù nel loro nuovo ambiente, annusare in giro, e stabilirsi a colpo sicuro in una delle due casine che abbiamo destinato loro - per adesso - i due cubetti da criceti Ferplast, uno arancione con le finestre azzurre e uno azzurro con le finestre arancioni.

Siamo finalmente tutti a casa!

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