Capitolo 4. In cui incontriamo il primo archetipo junghiano della storia, che rimane molto stupito; e Ginger e Pepper fanno il loro primo viaggio in macchina.
Ora, Pepper e Ginger erano dunque fermati; la mattina di domenica, non ci restava che allestire la gabbia e partire per andare a prenderli.
Naturalmente nel reparto zoo del negozio non c'è nessuno, ci tocca andare su e giù per cercare un omino, e alla fine, su indicazione di un sudamericano addetto alle pulizie, ne troviamo uno; al quale non risulta che ci siano ratti "messi da parte", e deve consultarsi con un altro, giusto per contribuire al nostro stato di strana fibrillazione. Alla fine viene reperito un omino che sa dove andare a guardare e trova Pepper e Ginger.
Quest'ultimo omino merita una nota, perché è il primo personaggio narrativamente pregnante della storia. Vicino alla pensione, dinoccolato, e sparagiudizi, costui è il nostro primo Gandalf, l'incarnazione del vecchio saggio della letteratura. Anche se è un vecchio saggio un po' raffazzonato.
Tanto per cominciare chiediamo anche a lui una conferma dei sessi, per sicurezza; lui prende Pepper (per la coda, tanto per cambiare): maschio. Poi Ginger, sempre per la coda: femmina.
Come femmina?
L'omino percepisce il nostro sussulto al sentire che Ginger sarebbe una femmina, e ricontrolla, per qualche motivo ripartendo da Pepper. Nuova bella tirata di coda. Dunque: maschio. E poi Ginger: maschio. I nostri volti esprimono sollievo, e quindi lui conferma: si si, maschio.
Ora siamo tranquilli!
Il nostro dinoccolato Gandalf è pronto: ok, allora ve li impacchetto.
Noi però non vogliamo farci impacchettare Ginger e Pepper, qualunque cosa significhi, e lo fermiamo avvisandolo che compreremo un trasportino e li porteremo via così.
Sul volto di Gandalf improvvisamente si dipinge autentico stupore. Scusate se ve lo chiedo, si azzarda, ma li state comprando per tenerli come animali da compagnia?
Eh si, certo.
Wow. Il vecchietto è galvanizzato. A quanto pare, è la seconda volta, nella storia del negozio, che qualcuno compra dei ratti per tenerli. (Questo dovrebbe suggerirci che abbiamo fatto una cavolata a comprarli qui, ma non ci facciamo caso). Tutti gli altri li comprano, si, insomma, per un altro motivo. Io sono talmente ingenuo e impreparato al riguardo che per un po' non capisco nemmeno di cosa sta parlando; ovviamente sta parlando di ratti da pasto per serpenti. Gandalf fa questo di mestiere ma, a quanto pare, odia la cosa quanto noi, ed è sollevato che una volta tanto non gli tocchi di prendere parte a questa crudeltà. L'altra volta era una coppia di dark, tutti pieni di piercing e tatuaggi.
Mmmmh.
Allora il vecchio saggio si lancia a sgranare tutte le sue conoscenze in fatto di ratti: commenta che la nostra è un'ottima scelta, che sono animali veramente intelligenti; e alla nostra domanda se consiglia di portarli subito dal veterinario per una visita di controllo risponde che questi sono animali che se si ammalano è perché qualcuno gli inietta qualche virus, insomma ci manca poco e scopriremo che il dinoccolato inserviente del garden center è un animalista del PETA. Poi ci consiglia di comprare del cotone per il nido. Per concludere, gli chiediamo tutolo non aromatizzato (perché nel frattempo abbiamo già appreso su Internet che l'aroma al limone non si addice alle narici sensibili dei nostri nuovi compagni), e anche qui il vecchio saggio coglie l'occasione per lanciare una frecciatina a quelli che hanno la puzza sotto il naso (per colpa dei quali, si legge sottotraccia, esiste quello stupido tutolo al limone che ci ha abbindolato). Un tizio veramente pretenzioso.
Insomma, a essere sinceri la maggior parte di quello che Gandalf ci ha detto sono un po' castronerie - in effetti è consigliabile portare i propri ratti subito dal veterinario, specie se vengono da un ambientino come questi meganegozi di botanica - per esempio per un bell'esame delle feci; del cotone non se ne fanno niente e c'è il rischio che ci si strozzino; e ammalarsi si ammalano eccome, anche senza iniezioni di virus. Per non parlare del prenderli per la coda e del sexing. D'altra parte è così, Pepper e Ginger vengono al mondo come derelitti e reietti, sono ratti da pasto, loro, non sono Hobbit; e il vecchio saggio della loro storia è in proporzione, non un rassicurante Gandalf il Grigio, è solo un traballante signore buono ma sconclusionato. Ma la storia di Pepper e Ginger, si spera, è una storia di ascesa e redenzione, come quella di Cenerentola.
Intanto che siamo lì a prenderli, ci casca l'occhio sulla teca dove ieri c'era la mamma di Ginger e Pepper. Sparita, nella notte.
Così Pepper e Ginger cominciano il loro viaggio in un trasportino accompagnati solo da una manciata di tutolo (non aromatizzato) passando attraverso una cassa, sul nastro traportatore come nani da giardino, e poi finalmente in macchina. Siamo a febbraio e i due nuovi arrivati cominciano a catalizzare preoccupazioni: prenderanno freddo? Si spaventeranno per il rumore del motore e gli scossoni della strada? Si sentiranno costretti nel trasportino? (In cui per ora, in realtà, navigano).
Si, perché non li abbiamo ancora descritti: anche se destinati geneticamente a diventare panteganoni di grossa taglia come la loro mamma, P&G sono attualmente due batuffolini di pelo, saranno una decina di centimetri tolta la coda, magrini e spauriti; si guardano in giro con occhioni rispettivamente neri e rossi, entrambi a punta di spillo; e altrettanto one sono le orecchie, in proporzione a quei corpicini minuti, specie se le tengono alzate come parabole radar per cercare di capire qualcosa delle tante stranezze che stanno capitando intorno a loro. E poi annusano, annusano, annusano con i nasini rosa all'insù e i baffetti che mulinano; e per l'emozione, anche - bisogna dirlo - si sbizzarriscono in bisognini solidi e liquidi.
Sperimentano la Kuga, l'asfalto sconnesso, l'aria fredda e tagliente di febbraio e poi quella riscaldata dell'abitacolo della macchina, il rumore del motore; e poi nei box la puzza di gas di scarico e il frastuono della portona di metallo, poi ancora il freddo, e poi l'ascensore con il suo "dling, dlong!" da Rinascente e la puzza del deodorante per ambienti appena installato dall'impresa delle pulizie. Ma per tutto questo tempo sperimentano anche la voce della loro nuova mamma umana, E., che per rassicurarli - come nei migliori manuali - passa tutto il tempo a sussurrargli cosine carine, e pure quella del loro nuovo papà umano, quando la guida lo consente - e quindi non sempre, perché il tragitto lo faccio guidando con una cautela che farebbe pensare, a un osservatore ignaro dei fatti, che stia trasportando un carico di nitroglicerina nel bagagliaio.
Insomma sperimentano tutte queste cose, e dopo il secondo "dling, dlong!" dell'ascensore e lo stunc stunc stunc della chiave che gira nella toppa della porta blindata (che al mercato mio padre comprò) alla fine sperimentano il tepore e l'odore di un posto nuovo, e la mamma che li accompagna alla porticina della loro gabbia nuova fiammante e superaccessoriata - almeno superaccessoriata in confronto alla teca spoglia e illuminata da faretti da sala operatoria in cui erano ammassati nel negozio.
E con tutte le emozioni che hanno provato, è magico vederli subito correre su e giù nel loro nuovo ambiente, annusare in giro, e stabilirsi a colpo sicuro in una delle due casine che abbiamo destinato loro - per adesso - i due cubetti da criceti Ferplast, uno arancione con le finestre azzurre e uno azzurro con le finestre arancioni.
Siamo finalmente tutti a casa!
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lunedì 21 maggio 2012
sabato 19 maggio 2012
Il ratto è tratto
Capitolo 3, in cui si narra come io e E. arrivammo alla decisione di acquistare due ratti, dove li acquistammo, e del superscienziato che fece sexing. La mamma di Pepper e Ginger.
Cominciamo col dire che il nostro è stato un acquisto sbagliato. Ci sono tantissimi motivi per non acquistare ratti dai garden center tipo il Viridea, Toppy, e consimili. Alcuni sono motivi di opportunità, altri etici. Se volete comprare dei ratti, non fate come noi: potete rivolgervi agli allevatori o alle organizzazioni animaliste e potete adottarli anziché comprarli. Cercate su Internet.
Questo comunque lo dico col senno del poi: il nostro percorso è stato in qualche modo obbligato dalle circostanze e favorito dalla nostra ignoranza in materia.
Dunque. E. ha una storica passione per i roditori di ogni genere. Ha avuto diversi topolini e almeno un criceto. Nel nostro ultimo viaggio fai-da-te in Tanzania le ho organizzato una cosa che nessun tour operator fa, una visita all'Università di Sokoine a Morogoro dove vengono addestrati i cosidetti "ratti" (in realtà: cricetoni giganti) anti-mina HeroRats: penso di non averle mai fatto un regalo più indimenticabile.
Il fatto è che poi questi animaletti muoiono (molto presto, sfortunatamente) e aveva più o meno deciso di non voler passare di nuovo da quel trauma, o almeno stava rimandando. Nel gennaio del 2012 sua cugina, a corto di idee per un regalo di compleanno, ha iniziato a tampinare E. affinché si facesse regalare un criceto. E. non era convinta, ma ogni tanto acconsentiva a fare un giro in qualche negozio di animali per dare un'occhiata.
Così, un giorno, loro sono in giro a dare un'occhiata, e io sono a casa. Ricevo una telefonata di E. A quanto pare in un negozio ha visto dei ratti, l'etichetta dice "ratti di media taglia", quindi non sono di quelli proprio grandi grandi. Il fatto è che nella teca c'è un rattino col cappuccio nero e il corpo bianco che, mentre tutti i suoi compagni dormono disordinatamente accatastati in un angolino, va avanti e indietro come un matto, appoggia il nasino al vetro per guardare E. e sua cugina da vicino, e "si vuole proprio far prendere".
Quel rattino è Pepper che sta esercitando la sua arte di seduttore.
Il rattino esagitato, pare, ha anche un fratellino, uguale a lui ma col cappuccio color miele anziché nero. Ma non si era parlato di prendere un animaletto? Qui si parla di due. Insomma, conveniamo di pensarci su.
Inoltre non si era mai parlato di ratti. Non che abbiamo qualcosa contro i ratti, anzi. Ma non siamo molto informati sull'argomento.
La sera parte la ricerca su Internet. Fra le cose che fortunatamente scopriamo subito, su Internet, c'è il fatto che uno non dovrebbe mai comprare un ratto. I ratti vanno almeno a coppie, perché sono animali sociali e un ratto solo è un ratto depresso. Raccogliamo altre informazioni, tipo che genere di gabbia ci vorrebbe eccetera.
Una delle cose che non scopriamo è che non esiste una cosa come un ratto di media taglia; i ratti sono ratti, e sono tutti uguali. Il cartellino "di media taglia" non indica una qualche fantomatica specie di ratto mignon, ma è un'indicazione per chi compra i ratti come cibo per serpenti: i ratti di medie dimensioni sono semplicemente ratti giovani (che poi, se sfuggono alla loro sorte di vittime sacrificali, diventeranno grandi come tutti gli altri).
E poi, galeotto fu YouTube. La serata si conclude con una antologia di video, e qui si suggella il nostro destino. Dopo aver visto un ratto neonato che dorme nel palmo della mano panza all'aria, un altro che si fa il bagno strofinandosi con acqua e sapone, e un altro che ruba un panino, comincio ad avere l'idea che il dado sia tratto.
Che ratti saranno.
A questo punto devo capire quanto E. sia rimasta effettivamente colpita da quel particolare ratto che ha visto nel pomeriggio. Lei fa abbastanza la vaga, ci pensiamo, vediamo. Così faccio un esperimento alla Lightman Group. Il giorno dopo mio fratello deve venire a pranzo da noi, ed E. sarà impegnata a cucinare, quindi butto lì: teoricamente io potrei anche andare domani mattina al negozio a fermare quei due rattini che hai visto.
E. continua coi suoi ci pensiamo, vediamo. Ma quando è il momento di puntare la sveglia, finiamo ovviamente per puntarla alle 7:30, in modo da avere il tempo di correre al negozio all'orario di apertura, fermare i due rattini, e poi tornare a casa a preparare il pranzo.
Il nostro destino, e quello di Pepper e Ginger, si sta compiendo.
Quindi il giorno dopo partiamo all'alba. Al primo semaforo stiamo già parlando di nomi. E. mi chiede se ho qualche ipotesi; casualmente io mi sono alzato alle 6:30 per avere un'ora di tempo per fare una ricerca in proposito: ho cercato nomi di ratti dai libri di Beatrix Potter (che, per inciso, aveva anche lei un ratto domestico - uno solo, poverino: Beatrix non conosceva i forum di rattofili). Insomma trovo Ginger e Mr. Sprinkles, in realtà non sono ratti ma gatti, ma i nomi mi piacciono. Sfoderata quindi la mia proposta al primo semaforo, E. osserva che "Mr. Sprinkles" è un po' complesso: ma Ginger, zenzero, le piace. Un altro nome di spezia?
Pepper?
Pepper. Ginger e Pepper.
Noi in effetti speriamo che i due rattini siano maschi, e Ginger in effetti suona un po' un nome da femmina, ma pazienza.
Siamo i primi ad entrare appena il negozio apre: di corsa al reparto "zoo", e alla teca dei ratti di medie dimensioni. Di fianco c'è la teca dei ratti di grandi dimensioni, dove c'è un unico rattone bianco solo. E loro ci sono? Eccoli. Uno e uno due. Ginger e Pepper.
Ovviamente bisogna prima dirimere la questione del sesso: l'unica cosa certa è che non vogliamo una coppia di maschio e femmina, più che altro perché non vogliamo un centinaio di cuccioli all'anno da piazzare. Chiamiamo il superscienziato che lavora nel reparto "zoo", e lui ci dà un'occhiata, ovviamente prendendoli per la coda (per la coda! - già questo dà l'idea della sua superscienza in fatto di ratti). A lui basta un'occhiata, perché è un superscienziato: maschio... e maschio. Il "sexing" dei ratti (la determinazione del sesso) teoricamente è molto complicato, meno male che abbiamo trovato un cotale professorone che ci ha tolto dall'imbarazzo in un secondo.
Al superscienziato chiediamo anche l'età di Ginger e Pepper, e in modo altrettanto affidabile ci dice che sono appena svezzati: devono avere circa 2-3 mesi. Il che è assurdo: a 3 mesi i ratti possono avere già una discendenza anche abbastanza copiosa, altro che appena svezzati.
Comunque, a posteriori, l'affermazione giusta fra le due era la prima. Ginger e Pepper dovevano essere davvero appena svezzati (cioè avere una ventina di giorni).
L'omino conclude dando l'unica informazione utile della giornata: quella lì è la loro madre, quel rattone grande e grosso, triste, stanco e solo che sta sdraiato nella teca a fianco, quella dei ratti di grandi dimensioni. Questo, da una parte, vuol dire che ora abbiamo la certezza che Ginger e Pepper diventeranno altrettanto grandi - il che, pare, non ci fa nessun effetto. Dall'altra, quella è l'unica occasione che avremo per vedere la mamma di Pepper e Ginger, la "madre biologica". Direi che lì per lì ci siamo accorti e non ci siamo accorti, dell'importanza della cosa. A posteriori, sono contento di aver visto, anche solo per una manciata di secondi, quella ratta un po' triste. E' difficile dire perché. Ma era giusto vederla. Quei pochi secondi sono il nostro unico legame con la storia di Ginger e Pepper, che, comunque, non sono giocattoli, sono vita; ed erano famiglia, per quanto una famiglia devastata e dispersa. Una famiglia in qualche modo intrecciata con la nostra.
---
Nel tardo pomeriggio è tutto un macinare chilometri nell'hinterland milanese alla ricerca di una gabbia adatta, mangimi adatti, accessori, e via dicendo. Stranamente scopriamo che nessuno ha le idee molto chiare su come debba essere fatta una gabbia per ratti. Per fortuna c'è Internet. Alla fine rientriamo con una gabbia per scoiattoli della Imac: non è meravigliosa e col tempo scopriremo che sono necessarie numerose modifiche, ma sta facendo tuttora il suo dovere, in attesa di essere sostituita con un più rattofila gabbiona gigante tipo Perfect. E quasi senza accorgercene abbiamo anche comprato due cubi colorati Ferplast con relativo tubo di collegamento, una ciotolina rossa per il cibo, un beverino Ferplast, una amaca in pile lanoso, un sacco di cibo Rat Nature della Versele-Laga (incredibilmente trovato), due sacchettini di crocchette rispettivamente al formaggio e ai frutti di bosco sempre Versele-Laga, una vaschetta per i bisogni (destinata a non essere mai usata a questo scopo), una confezione di "panini al formaggio" Toasties Prestige, una confezione di biscotti alle noci e formaggio Versele-Laga Happy Life, e un sacchetto di tutolo aromatizzato al limone (che avremmo poi scartato perché le lettiere aromatizzate non sono molto adatte ai ratti e al loro olfatto supersensibile).
In tutto un po' più di cento euro, se ricordo bene. (Pepper e Ginger costavano sui 5 euro l'uno).
Quindi... siamo pronti?
Allacciate le cinture?
Inspirato a fondo?
Ok, allora...
Cominciamo col dire che il nostro è stato un acquisto sbagliato. Ci sono tantissimi motivi per non acquistare ratti dai garden center tipo il Viridea, Toppy, e consimili. Alcuni sono motivi di opportunità, altri etici. Se volete comprare dei ratti, non fate come noi: potete rivolgervi agli allevatori o alle organizzazioni animaliste e potete adottarli anziché comprarli. Cercate su Internet.
Questo comunque lo dico col senno del poi: il nostro percorso è stato in qualche modo obbligato dalle circostanze e favorito dalla nostra ignoranza in materia.
Dunque. E. ha una storica passione per i roditori di ogni genere. Ha avuto diversi topolini e almeno un criceto. Nel nostro ultimo viaggio fai-da-te in Tanzania le ho organizzato una cosa che nessun tour operator fa, una visita all'Università di Sokoine a Morogoro dove vengono addestrati i cosidetti "ratti" (in realtà: cricetoni giganti) anti-mina HeroRats: penso di non averle mai fatto un regalo più indimenticabile.
Il fatto è che poi questi animaletti muoiono (molto presto, sfortunatamente) e aveva più o meno deciso di non voler passare di nuovo da quel trauma, o almeno stava rimandando. Nel gennaio del 2012 sua cugina, a corto di idee per un regalo di compleanno, ha iniziato a tampinare E. affinché si facesse regalare un criceto. E. non era convinta, ma ogni tanto acconsentiva a fare un giro in qualche negozio di animali per dare un'occhiata.
Così, un giorno, loro sono in giro a dare un'occhiata, e io sono a casa. Ricevo una telefonata di E. A quanto pare in un negozio ha visto dei ratti, l'etichetta dice "ratti di media taglia", quindi non sono di quelli proprio grandi grandi. Il fatto è che nella teca c'è un rattino col cappuccio nero e il corpo bianco che, mentre tutti i suoi compagni dormono disordinatamente accatastati in un angolino, va avanti e indietro come un matto, appoggia il nasino al vetro per guardare E. e sua cugina da vicino, e "si vuole proprio far prendere".
Quel rattino è Pepper che sta esercitando la sua arte di seduttore.
Il rattino esagitato, pare, ha anche un fratellino, uguale a lui ma col cappuccio color miele anziché nero. Ma non si era parlato di prendere un animaletto? Qui si parla di due. Insomma, conveniamo di pensarci su.
Inoltre non si era mai parlato di ratti. Non che abbiamo qualcosa contro i ratti, anzi. Ma non siamo molto informati sull'argomento.
La sera parte la ricerca su Internet. Fra le cose che fortunatamente scopriamo subito, su Internet, c'è il fatto che uno non dovrebbe mai comprare un ratto. I ratti vanno almeno a coppie, perché sono animali sociali e un ratto solo è un ratto depresso. Raccogliamo altre informazioni, tipo che genere di gabbia ci vorrebbe eccetera.
Una delle cose che non scopriamo è che non esiste una cosa come un ratto di media taglia; i ratti sono ratti, e sono tutti uguali. Il cartellino "di media taglia" non indica una qualche fantomatica specie di ratto mignon, ma è un'indicazione per chi compra i ratti come cibo per serpenti: i ratti di medie dimensioni sono semplicemente ratti giovani (che poi, se sfuggono alla loro sorte di vittime sacrificali, diventeranno grandi come tutti gli altri).
E poi, galeotto fu YouTube. La serata si conclude con una antologia di video, e qui si suggella il nostro destino. Dopo aver visto un ratto neonato che dorme nel palmo della mano panza all'aria, un altro che si fa il bagno strofinandosi con acqua e sapone, e un altro che ruba un panino, comincio ad avere l'idea che il dado sia tratto.
Che ratti saranno.
A questo punto devo capire quanto E. sia rimasta effettivamente colpita da quel particolare ratto che ha visto nel pomeriggio. Lei fa abbastanza la vaga, ci pensiamo, vediamo. Così faccio un esperimento alla Lightman Group. Il giorno dopo mio fratello deve venire a pranzo da noi, ed E. sarà impegnata a cucinare, quindi butto lì: teoricamente io potrei anche andare domani mattina al negozio a fermare quei due rattini che hai visto.
E. continua coi suoi ci pensiamo, vediamo. Ma quando è il momento di puntare la sveglia, finiamo ovviamente per puntarla alle 7:30, in modo da avere il tempo di correre al negozio all'orario di apertura, fermare i due rattini, e poi tornare a casa a preparare il pranzo.
Il nostro destino, e quello di Pepper e Ginger, si sta compiendo.
Quindi il giorno dopo partiamo all'alba. Al primo semaforo stiamo già parlando di nomi. E. mi chiede se ho qualche ipotesi; casualmente io mi sono alzato alle 6:30 per avere un'ora di tempo per fare una ricerca in proposito: ho cercato nomi di ratti dai libri di Beatrix Potter (che, per inciso, aveva anche lei un ratto domestico - uno solo, poverino: Beatrix non conosceva i forum di rattofili). Insomma trovo Ginger e Mr. Sprinkles, in realtà non sono ratti ma gatti, ma i nomi mi piacciono. Sfoderata quindi la mia proposta al primo semaforo, E. osserva che "Mr. Sprinkles" è un po' complesso: ma Ginger, zenzero, le piace. Un altro nome di spezia?
Pepper?
Pepper. Ginger e Pepper.
Noi in effetti speriamo che i due rattini siano maschi, e Ginger in effetti suona un po' un nome da femmina, ma pazienza.
Siamo i primi ad entrare appena il negozio apre: di corsa al reparto "zoo", e alla teca dei ratti di medie dimensioni. Di fianco c'è la teca dei ratti di grandi dimensioni, dove c'è un unico rattone bianco solo. E loro ci sono? Eccoli. Uno e uno due. Ginger e Pepper.
Ovviamente bisogna prima dirimere la questione del sesso: l'unica cosa certa è che non vogliamo una coppia di maschio e femmina, più che altro perché non vogliamo un centinaio di cuccioli all'anno da piazzare. Chiamiamo il superscienziato che lavora nel reparto "zoo", e lui ci dà un'occhiata, ovviamente prendendoli per la coda (per la coda! - già questo dà l'idea della sua superscienza in fatto di ratti). A lui basta un'occhiata, perché è un superscienziato: maschio... e maschio. Il "sexing" dei ratti (la determinazione del sesso) teoricamente è molto complicato, meno male che abbiamo trovato un cotale professorone che ci ha tolto dall'imbarazzo in un secondo.
Al superscienziato chiediamo anche l'età di Ginger e Pepper, e in modo altrettanto affidabile ci dice che sono appena svezzati: devono avere circa 2-3 mesi. Il che è assurdo: a 3 mesi i ratti possono avere già una discendenza anche abbastanza copiosa, altro che appena svezzati.
Comunque, a posteriori, l'affermazione giusta fra le due era la prima. Ginger e Pepper dovevano essere davvero appena svezzati (cioè avere una ventina di giorni).
L'omino conclude dando l'unica informazione utile della giornata: quella lì è la loro madre, quel rattone grande e grosso, triste, stanco e solo che sta sdraiato nella teca a fianco, quella dei ratti di grandi dimensioni. Questo, da una parte, vuol dire che ora abbiamo la certezza che Ginger e Pepper diventeranno altrettanto grandi - il che, pare, non ci fa nessun effetto. Dall'altra, quella è l'unica occasione che avremo per vedere la mamma di Pepper e Ginger, la "madre biologica". Direi che lì per lì ci siamo accorti e non ci siamo accorti, dell'importanza della cosa. A posteriori, sono contento di aver visto, anche solo per una manciata di secondi, quella ratta un po' triste. E' difficile dire perché. Ma era giusto vederla. Quei pochi secondi sono il nostro unico legame con la storia di Ginger e Pepper, che, comunque, non sono giocattoli, sono vita; ed erano famiglia, per quanto una famiglia devastata e dispersa. Una famiglia in qualche modo intrecciata con la nostra.
---
Nel tardo pomeriggio è tutto un macinare chilometri nell'hinterland milanese alla ricerca di una gabbia adatta, mangimi adatti, accessori, e via dicendo. Stranamente scopriamo che nessuno ha le idee molto chiare su come debba essere fatta una gabbia per ratti. Per fortuna c'è Internet. Alla fine rientriamo con una gabbia per scoiattoli della Imac: non è meravigliosa e col tempo scopriremo che sono necessarie numerose modifiche, ma sta facendo tuttora il suo dovere, in attesa di essere sostituita con un più rattofila gabbiona gigante tipo Perfect. E quasi senza accorgercene abbiamo anche comprato due cubi colorati Ferplast con relativo tubo di collegamento, una ciotolina rossa per il cibo, un beverino Ferplast, una amaca in pile lanoso, un sacco di cibo Rat Nature della Versele-Laga (incredibilmente trovato), due sacchettini di crocchette rispettivamente al formaggio e ai frutti di bosco sempre Versele-Laga, una vaschetta per i bisogni (destinata a non essere mai usata a questo scopo), una confezione di "panini al formaggio" Toasties Prestige, una confezione di biscotti alle noci e formaggio Versele-Laga Happy Life, e un sacchetto di tutolo aromatizzato al limone (che avremmo poi scartato perché le lettiere aromatizzate non sono molto adatte ai ratti e al loro olfatto supersensibile).
In tutto un po' più di cento euro, se ricordo bene. (Pepper e Ginger costavano sui 5 euro l'uno).
Quindi... siamo pronti?
Allacciate le cinture?
Inspirato a fondo?
Ok, allora...
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venerdì 18 maggio 2012
Anzi, no: due parole sul norvegese
Prima di parlare di noi, in effetti, penso vadano dette due parole per spiegare cos'è un ratto da compagnia.
Sull'argomento si trova molto materiale su Internet, inclusa una voce sulla Wikipedia in lingua italiana, Ratto da compagnia, talentuosamente scritta da un talentuoso redattore; ma vorrei dire qualcosa anche io.
I ratti che si comprano nei negozi di animali sono tutti della specie Rattus norvegicus, che è come dire il ratto comune, quello che abita luoghi cult come le fogne di Parigi, le metropolitane di New York, e il Parco Agricolo Sud Milano. Praticamente è il ratto per antonomasia, il secondo animale di maggior successo della Terra dopo l'uomo, in quanto a diffusione geografica. I ratti norvegesi sono ovunque (tranne che in Alberta - almeno secondo il Dipartimento dello Sterminio dei Ratti dell'Alberta).
Naturalmente, non c'è nessuna particolare relazione fra il ratto norvegese e la Norvegia: il nome è un retaggio storico, come per l'insalata russa. In ogni caso, conoscere il nome scientifico è sempre utile.
"Cosaaa? Tieni dei ratti?"
"Si, ratti norvegesi."
"Aaah ok... quelli norvegesi!"

Il negozio Destruction des animaux nuisibles in Rue des Halles, quello che appare in Ratatouille: "Guarda bene, Remy. Questo è quello che succede quando un ratto si sente troppo a proprio agio vicino agli umani". Lo sterminio di ratti norvegesi a Parigi, pare, non ha causato nessun incidente diplomatico
Esistono anche altre specie di ratti oltre a quelli norvegesi, tra cui il famigerato Rattus rattus di bubbonica memoria, ma l'esuberanza del norvegese (più grosso e più forte) ha costretto gli altri a rintanarsi in nicchie ecologiche minori, come il frigorifero di una signora in Cornovaglia.
Può sembrare un po' strano che quei cosini tenerini che nei pet shop ci guardano con gli occhioni stralunati attraverso il plexiglass siano proprio lo stesso animale delle belve feroci che si aggirano irrequiete e fameliche nel sottosuolo, ma è così.
Va bene, qualche piccola differenza estetica c'è. Riguarda più che altro il colore del pelo: i ratti da compagnia, a differenza di quelli selvatici, non sono sempre grigio topo. I rattari di tutto il mondo si applicano mendellianamente per tirar fuori improbabili cuccioli color miele con guantini bianchi, o con deliziose macchiette a maschera di Zorro intorno agli occhi, e via dicendo. Ma ci sono anche fancy rat (cioè ratti da compagnia) che sono comunque grigio topo. La morale è che se si prende un ratto delle fogne, gli si dà una bella strigliata, lo si obbliga a una rigida dieta a base di Cheerio's e croccantini al formaggio, e gli si concedono interminabili pisolini pomeridiani, in men che non si dica sarà indistinguibile da un Mister Sprinkles, un Bartleby o un Pallino.
Quindi si, mettersi in casa un ratto vuol dire proprio mettersi in casa uno di quegli animali lì, non la riduzione per bambini. Perciò sorge spontanea la domanda: perché uno dovrebbe fare una cosa del genere, anziché accontentarsi di un banalissimo criceto?
(P.S.: Io certe volte me ne accorgo, che Pepper è sotto sotto una pantegana: per esempio quando guardo la sua ombra sul muro).

Signor Pepper, è stato insinuato che siano stati necessari pesanti ritocchi in Photoshop per dare questo aspetto inquietante a un tontolone cicciottoso come lei. Ha qualche dichiarazione in merito?
Ci sono vari motivi per preferire un ratto a un criceto, per come la vedo io, anche senza considerare che i criceti sono delle macchine da guerra sanguinarie. Principalmente tutti i motivi ruotano attorno al tema dell'intelligenza - meritatamente proverbiale (anche se su due piedi mi sfugge il corrispondente proverbio) - del norvegicus. Che è di vari tipi; non c'è solo l'intelligenza pratica a cui si pensa di solito (e di cui si dubita in alcuni casi, vedendo certe iniziative tipo "adesso prendo questo raccoglitore ad anelli formato A4 e lo vado a mettere dentro quel portamatite") ma anche relazionale ed emotiva.
Non è che siano dei fini psicologi o cosa, dopo tutto. Il punto è che sono seriamente interessati a capire come interagire con te nel migliore dei modi; dove migliore vuol dire anche, certo, "in modo da ottenere un rifornimento costante di bocconcini prelibati"; ma anche "in modo da sentirsi protetti e fra amici", o qualcosa del genere.
La lista dei complimenti che ho sentito fare ai ratti e alla loro intelligenza da parte di chi ci ha avuto a che fare è interminabile. Si dice spesso che sono molto simili ai cani - o una via di mezzo fra cani e gatti; li ho sentiti definire "folletti"; ho sentito dire che sono i migliori animali da compagnia che esistano; ho sentito dire (spesso) che una volta che hai condiviso un po' della tua vita con dei ratti, poi non puoi più farne a meno. Affermazione particolarmente credibile da parte di chi, alla domanda "quanti ratti hai avuto", ti risponde per esempio, novantasei. O centonovantasei.
In effetti, gran parte dei rattofili viaggia su queste cifre da capogiro, ha una vasta collezione di gabbie (incluse diverse in formato armadio a tre ante), e passa le giornate su Facebook allo scopo di elargire consigli ai neofiti (e che il cielo li abbia in gloria per questo).
Chi li conosce va pazzo per i ratti. Mai sentito un'opinione diversa. Non ho mai letto da nessuna parte una frase del tipo: avevo dei ratti, ma non mi davano molte soddisfazioni. Ora sono passato ai criceti. E dire che su Internet si trova di tutto, anche la domanda:
Sull'argomento si trova molto materiale su Internet, inclusa una voce sulla Wikipedia in lingua italiana, Ratto da compagnia, talentuosamente scritta da un talentuoso redattore; ma vorrei dire qualcosa anche io.
I ratti che si comprano nei negozi di animali sono tutti della specie Rattus norvegicus, che è come dire il ratto comune, quello che abita luoghi cult come le fogne di Parigi, le metropolitane di New York, e il Parco Agricolo Sud Milano. Praticamente è il ratto per antonomasia, il secondo animale di maggior successo della Terra dopo l'uomo, in quanto a diffusione geografica. I ratti norvegesi sono ovunque (tranne che in Alberta - almeno secondo il Dipartimento dello Sterminio dei Ratti dell'Alberta).
Naturalmente, non c'è nessuna particolare relazione fra il ratto norvegese e la Norvegia: il nome è un retaggio storico, come per l'insalata russa. In ogni caso, conoscere il nome scientifico è sempre utile.
"Cosaaa? Tieni dei ratti?"
"Si, ratti norvegesi."
"Aaah ok... quelli norvegesi!"

Esistono anche altre specie di ratti oltre a quelli norvegesi, tra cui il famigerato Rattus rattus di bubbonica memoria, ma l'esuberanza del norvegese (più grosso e più forte) ha costretto gli altri a rintanarsi in nicchie ecologiche minori, come il frigorifero di una signora in Cornovaglia.
Può sembrare un po' strano che quei cosini tenerini che nei pet shop ci guardano con gli occhioni stralunati attraverso il plexiglass siano proprio lo stesso animale delle belve feroci che si aggirano irrequiete e fameliche nel sottosuolo, ma è così.
Va bene, qualche piccola differenza estetica c'è. Riguarda più che altro il colore del pelo: i ratti da compagnia, a differenza di quelli selvatici, non sono sempre grigio topo. I rattari di tutto il mondo si applicano mendellianamente per tirar fuori improbabili cuccioli color miele con guantini bianchi, o con deliziose macchiette a maschera di Zorro intorno agli occhi, e via dicendo. Ma ci sono anche fancy rat (cioè ratti da compagnia) che sono comunque grigio topo. La morale è che se si prende un ratto delle fogne, gli si dà una bella strigliata, lo si obbliga a una rigida dieta a base di Cheerio's e croccantini al formaggio, e gli si concedono interminabili pisolini pomeridiani, in men che non si dica sarà indistinguibile da un Mister Sprinkles, un Bartleby o un Pallino.
Quindi si, mettersi in casa un ratto vuol dire proprio mettersi in casa uno di quegli animali lì, non la riduzione per bambini. Perciò sorge spontanea la domanda: perché uno dovrebbe fare una cosa del genere, anziché accontentarsi di un banalissimo criceto?
(P.S.: Io certe volte me ne accorgo, che Pepper è sotto sotto una pantegana: per esempio quando guardo la sua ombra sul muro).

Ci sono vari motivi per preferire un ratto a un criceto, per come la vedo io, anche senza considerare che i criceti sono delle macchine da guerra sanguinarie. Principalmente tutti i motivi ruotano attorno al tema dell'intelligenza - meritatamente proverbiale (anche se su due piedi mi sfugge il corrispondente proverbio) - del norvegicus. Che è di vari tipi; non c'è solo l'intelligenza pratica a cui si pensa di solito (e di cui si dubita in alcuni casi, vedendo certe iniziative tipo "adesso prendo questo raccoglitore ad anelli formato A4 e lo vado a mettere dentro quel portamatite") ma anche relazionale ed emotiva.
Non è che siano dei fini psicologi o cosa, dopo tutto. Il punto è che sono seriamente interessati a capire come interagire con te nel migliore dei modi; dove migliore vuol dire anche, certo, "in modo da ottenere un rifornimento costante di bocconcini prelibati"; ma anche "in modo da sentirsi protetti e fra amici", o qualcosa del genere.
La lista dei complimenti che ho sentito fare ai ratti e alla loro intelligenza da parte di chi ci ha avuto a che fare è interminabile. Si dice spesso che sono molto simili ai cani - o una via di mezzo fra cani e gatti; li ho sentiti definire "folletti"; ho sentito dire che sono i migliori animali da compagnia che esistano; ho sentito dire (spesso) che una volta che hai condiviso un po' della tua vita con dei ratti, poi non puoi più farne a meno. Affermazione particolarmente credibile da parte di chi, alla domanda "quanti ratti hai avuto", ti risponde per esempio, novantasei. O centonovantasei.
In effetti, gran parte dei rattofili viaggia su queste cifre da capogiro, ha una vasta collezione di gabbie (incluse diverse in formato armadio a tre ante), e passa le giornate su Facebook allo scopo di elargire consigli ai neofiti (e che il cielo li abbia in gloria per questo).
Chi li conosce va pazzo per i ratti. Mai sentito un'opinione diversa. Non ho mai letto da nessuna parte una frase del tipo: avevo dei ratti, ma non mi davano molte soddisfazioni. Ora sono passato ai criceti. E dire che su Internet si trova di tutto, anche la domanda:
Se mio padre e mia madre fossero fratelli, io sarei mio cugino? Se si, di che grado?
mercoledì 25 aprile 2012
Un topo in casa
"Vuoi dire che ti sei messo un topo in casa? Svengo."
"No. Sono due, e poi non sono topi: quello è il Mus musculus. Questi sono Rattus (norvegicus). La specie è nota con numerosi nomi comuni, ma sono tutte calunnie."
Così, più o meno, una delle mie recenti conversazioni su Facebook, con una dei tanti che fanno fatica a capacitarsi del fatto che si possa scegliere un ratto come pet. Rimane una decisione molto anticonformista. La maggior parte della gente che ne sente parlare è ansiosa di dirti subito qual è la "cosa" che trova più repellente nei ratti. Il che non è molto carino.
"Offro io, ieri è nata mia figlia". "Ah, si? Mmmh, a me farebbe veramente schifo cambiare un pannolino pieno di escrementi maleodoranti, o farmi vomitare addosso."
In realtà non è un fatto di scortesia: è che nessuno sospetta che sia un po' offensivo sentire paragonare i tuoi animaletti da compagnia alla peste bubbonica. La mia tesi è che questa apparente mancanza di sensibilità sia dovuta al fatto che nessuno sa che ai ratti - si insomma, alle pantegane - non ci si affeziona: dei ratti ci si innamora. Parlare di questo amore è uno degli scopi di questo blog.
L'innamoramento è un processo complesso, con i suoi alti e bassi, euforie e demoralizzamenti, e una corrente di eventi troppo impetuosa per rendersi subito conto di tutto. Poi, gli eventi tornano alla mente, si ricollegano, formano delle storie, diventano ricordi; e per la precisione, bei ricordi. O comunque intensi. Insomma, c'è stato un giorno in cui sono tornato a casa e ho detto a E.:
Ascolta, io questo discorso te lo devo fare, anche se non ti sembrerà bello. Ora, io non proporrei mai di riportare questi ratti indietro al negozio, ora che sappiamo che fine farebbero. Ma vorrei che tu prendessi sul serio questo: che se devono diventare una croce, visto che loro sono infelici e noi pure, piuttosto ti dico, li portiamo nel Parco Agricolo Milano Sud, gli cerchiamo un bel posticino appartato, e li lasciamo liberi. Magari se la caveranno o magari no, non lo possiamo sapere; avranno la loro chance di vivere una normale vita da ratti.
Si, ho fatto davvero questo discorso. Qualche giorno dopo ero sdraiato nella vasca da bagno con un frugolino bianco e nero accoccolato nell'interno gomito e gli gratticchiavo la testa cantando a bassa voce Sono un teppista degli Skiantos: sono un gran teppista, c'ho in testa la conquista, sono il primo della lista. Si può dare assolutamente per scontato che a un ratto maschio di venti giorni un mese il punk rock bolognese piace.
Lui, il teppista, Pepper il mordarolo, se ne stava lì a farsi fare i grattini dietro le orecchie e "faceva cri cri coi denti". Si era salvato dal rigido febbraio del Parco Agricolo Sud Milano.
...
Un sacco di gente ha ratti da compagnia - insomma, forse non siamo proprio tantissimi, ma siamo in tanti - e quindi il racconto che mi accingo a scrivere non è poi molto giustificato, in termini assoluti. Allo stesso tempo, soggettivamente: mai mi sarei aspettato che l'ingresso di due ratti in casa nostra potesse essere così coinvolgente (o travolgente) e quindi così memorabile. E siccome l'impetuosa corrente di eventi continua a travolgerci, ed è difficile anche solo rendersi bene conto di tutto se non ci si ferma ogni tanto a pensare... alla luce di tutto questo, dunque, ho deciso di tenere un diario del nostro viaggio a Ratlandia.
E ancora: poiché i nostri amici sono oggetto di radicati e ingenerosi pregiudizi, ed è così poco noto (in Italia) che si possano tenere dei ratti come animali da compagnia - e perché molti ci hanno detto e ripetuto "dovreste scriverle, queste cose che ci raccontate" - ho pensato di rendere pubblico questo blog cosicché tanto i conoscenti interessati, quanto gli sconosciuti in procinto di scegliere un roditore da compagnia - o per qualsiasi altro motivo condotti qui dalle loro ricerche su gùgol - possano trarne eventuale beneficio.
E' importante premettere comunque che non siamo esperti dell'accudimento di ratti (né tantomeno del loro allevamento): questo è solo un diario e un passatempo, per chi scrive e per chi legge. Su Internet si trovano moltissimi siti sull'argomento, gestiti da appassionati, e che consiglio di consultare a chi abbia bisogno di informazioni. Molti di questi siti sono forum o hanno pagine di Facebook associate, attraverso cui potrete anche avere un dialogo con esperti rattari con un curriculum di decenni di allevamento di ratti felici e sani. Chiedete a loro.
Qui si parla solo: di me, di E., di Pepper e di Ginger.
A partire dal prossimo post.
"No. Sono due, e poi non sono topi: quello è il Mus musculus. Questi sono Rattus (norvegicus). La specie è nota con numerosi nomi comuni, ma sono tutte calunnie."
Così, più o meno, una delle mie recenti conversazioni su Facebook, con una dei tanti che fanno fatica a capacitarsi del fatto che si possa scegliere un ratto come pet. Rimane una decisione molto anticonformista. La maggior parte della gente che ne sente parlare è ansiosa di dirti subito qual è la "cosa" che trova più repellente nei ratti. Il che non è molto carino.
"Offro io, ieri è nata mia figlia". "Ah, si? Mmmh, a me farebbe veramente schifo cambiare un pannolino pieno di escrementi maleodoranti, o farmi vomitare addosso."
In realtà non è un fatto di scortesia: è che nessuno sospetta che sia un po' offensivo sentire paragonare i tuoi animaletti da compagnia alla peste bubbonica. La mia tesi è che questa apparente mancanza di sensibilità sia dovuta al fatto che nessuno sa che ai ratti - si insomma, alle pantegane - non ci si affeziona: dei ratti ci si innamora. Parlare di questo amore è uno degli scopi di questo blog.
L'innamoramento è un processo complesso, con i suoi alti e bassi, euforie e demoralizzamenti, e una corrente di eventi troppo impetuosa per rendersi subito conto di tutto. Poi, gli eventi tornano alla mente, si ricollegano, formano delle storie, diventano ricordi; e per la precisione, bei ricordi. O comunque intensi. Insomma, c'è stato un giorno in cui sono tornato a casa e ho detto a E.:
Ascolta, io questo discorso te lo devo fare, anche se non ti sembrerà bello. Ora, io non proporrei mai di riportare questi ratti indietro al negozio, ora che sappiamo che fine farebbero. Ma vorrei che tu prendessi sul serio questo: che se devono diventare una croce, visto che loro sono infelici e noi pure, piuttosto ti dico, li portiamo nel Parco Agricolo Milano Sud, gli cerchiamo un bel posticino appartato, e li lasciamo liberi. Magari se la caveranno o magari no, non lo possiamo sapere; avranno la loro chance di vivere una normale vita da ratti.
Si, ho fatto davvero questo discorso. Qualche giorno dopo ero sdraiato nella vasca da bagno con un frugolino bianco e nero accoccolato nell'interno gomito e gli gratticchiavo la testa cantando a bassa voce Sono un teppista degli Skiantos: sono un gran teppista, c'ho in testa la conquista, sono il primo della lista. Si può dare assolutamente per scontato che a un ratto maschio di venti giorni un mese il punk rock bolognese piace.
Lui, il teppista, Pepper il mordarolo, se ne stava lì a farsi fare i grattini dietro le orecchie e "faceva cri cri coi denti". Si era salvato dal rigido febbraio del Parco Agricolo Sud Milano.
...
Un sacco di gente ha ratti da compagnia - insomma, forse non siamo proprio tantissimi, ma siamo in tanti - e quindi il racconto che mi accingo a scrivere non è poi molto giustificato, in termini assoluti. Allo stesso tempo, soggettivamente: mai mi sarei aspettato che l'ingresso di due ratti in casa nostra potesse essere così coinvolgente (o travolgente) e quindi così memorabile. E siccome l'impetuosa corrente di eventi continua a travolgerci, ed è difficile anche solo rendersi bene conto di tutto se non ci si ferma ogni tanto a pensare... alla luce di tutto questo, dunque, ho deciso di tenere un diario del nostro viaggio a Ratlandia.
E ancora: poiché i nostri amici sono oggetto di radicati e ingenerosi pregiudizi, ed è così poco noto (in Italia) che si possano tenere dei ratti come animali da compagnia - e perché molti ci hanno detto e ripetuto "dovreste scriverle, queste cose che ci raccontate" - ho pensato di rendere pubblico questo blog cosicché tanto i conoscenti interessati, quanto gli sconosciuti in procinto di scegliere un roditore da compagnia - o per qualsiasi altro motivo condotti qui dalle loro ricerche su gùgol - possano trarne eventuale beneficio.
E' importante premettere comunque che non siamo esperti dell'accudimento di ratti (né tantomeno del loro allevamento): questo è solo un diario e un passatempo, per chi scrive e per chi legge. Su Internet si trovano moltissimi siti sull'argomento, gestiti da appassionati, e che consiglio di consultare a chi abbia bisogno di informazioni. Molti di questi siti sono forum o hanno pagine di Facebook associate, attraverso cui potrete anche avere un dialogo con esperti rattari con un curriculum di decenni di allevamento di ratti felici e sani. Chiedete a loro.
Qui si parla solo: di me, di E., di Pepper e di Ginger.
A partire dal prossimo post.
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