E' da tanto tempo che non posto più niente, e il racconto è rimasto un po' in sospeso, lo ammetto. Poi riprenderò il filo, prometto. Oggi posto alcune considerazioni sul mondo sensoriale dei ratti.
I "nonni" sono venuti a trovare per la prima volta i "bimbi". Ancora una volta Ginger e Pepper hanno confuso un po' gli astanti con la loro verve; e per confuso intendo che capita spesso che dopo qualche tempo passato con dei ratti uno faccia fatica a ricordarsi cosa è normale o non è normale aspettarsi da un animale (parola che in questo post, in via del tutto eccezionale e con un certo antispecista disagio interiore, userò intendendo qualsiasi animale escluso l'uomo).
Comunque, dicevo, confusione circa cosa è lecito aspettarsi da un animale. E' capitato anche a me. Per esempio una sera mi stavo lavando i denti ripensando alla scena che avevo visto cinque minuti prima, con protagonisti E. e Ginger, e a un certo punto mi sono detto: "ehi, aspetta, ma è normale che un animale venga a controllare cosa stai guardando sull'iPhone?"
Invece la confusione applicata al nonno lo ha portato a chiedere: "gli avete mai fatto vedere Ratatouille?"
Ehm. Fare vedere un film a un animale?
In effetti è un po' troppo. Ma al di là che non seguirebbero la trama, c'è un altro motivo per cui non ha senso far vedere Ratatouille ai bimbi. Per arrivare al punto fatemi prima fare qualche considerazione sul mondo sensoriale dei ratti.
Andiamo con ordine. Dunque, loro chiaramente ci sentono bene.
In teoria dovrebbero avere anche un ottimo olfatto. (Così dicono. In realtà mi è capitato di depositare dentro la loro gabbia una ciotolina di odorosissimo omogeneizzato e vederli partire come dei missili a cercare l'omogeneizzato fuori dalla gabbia).
A tatto ci siamo. Pepper ti scaccia a calci quando gli accarezzi la schiena, anche se non sta guardando di qua. E poi, con le loro manine manipolano - oggetti come cucchiaini, Cheerios, pezzettini di filo e via dicendo - con una destrezza praticamente umana.
Sulla vista invece sono notoriamente scarsi. Non è che siano ciechi; per esempio, si direbbe che ti guardino negli occhi se gli parli; e se dai uno snack a uno dei due, e sei a portata di vista dell'altro, quello viene subito a pretendere la sua parte. Però è notorio che ci vedono maluccio (da qualche parte ho letto che se fossero umani sarebbero "legalmente ciechi", cioè a dire non proprio ciechi ma quasi), specialmente quelli con gli occhi rossi; da cui l'ondeggiare della testa che a volta preoccupa i padroni inesperti, che temono un problema neurologico, mentre è un modo per mettere a fuoco sfruttando la parallasse (cioè, dico, la parallasse: mica pizza e fichi. Alzi la mano chi sa cos'è la parallasse).
Comunque, ecco, poi c'è presumibilmente un qualche altro senso che a noi sfugge. Questo altro senso ci deve essere, per esempio, per spiegare il rapporto dei ratti con la televisione. Che è pressoché nullo.
Il mistero, cioè, consiste in questo: se accartocci un foglio troppo bruscamente, o alzi troppo la voce, loro si spaventano e li vedi correre a casa (poi gli passa subito: ma si spaventano). Ma se in televisione Freddy Krueger lancia un urlo agghiacciante e fa saltare col tritolo uno scuolabus mentre la polizia lo crivella di colpi, Pepper se ne sta tranquillo a fare quello che sta facendo, tipo infilarsi le dita nei piedi nelle orecchie, e non gira nemmeno la testa. Come si spiega?
Addirittura capita che in televisione ci siano gatti o cani o rapaci che si muovono, miagolano, abbaiano, stridono e si lanciano in picchiata. Sono cose che dovrebbero fare paura ai ratti, sia visivamente che uditivamente. Ma niente. Poi passa una rondine vicino alla finestra, senza nemmeno garrire, e loro scappano in casa. Io non ho mai sentito che i ratti abbiano, per dire, una forma di radar, ma i pipistrelli sono loro simili e ce l'hanno. Forse ma forse?
Amici scienziati, smettete di poltrire e datevi un po' da fare, per favore.
Io le dritte ve le ho date!
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