Torniamo dunque al bonding, che era la nostra missione, visto che non era piacevole passare ore a guardarli chiusi in casa e farsi mordere in continuazione. Il Free Dictionary definisce bonding come:
a) il formarsi di una relazione umana intima, come fra amici; b) l'attaccamento emotivo e fisico che avviene fra un genitore o una figura genitoriale, specialmente una madre, e la prole, che inizia solitamente alla nascita e costituisce la base per la successiva affiliazione emotiva.
I siti di rattofili tendono a usare molto questo termine, e a preferirlo ad altri che sarebbero decisamente più banalizzanti, come addomesticazione. E ti spiegano le tecniche di bonding.
Una cosa che i siti anche fanno è dire che per il bonding ci vuole pazienza, e fanno bene a dirlo. Di sicuro ci vuole pazienza. La cosa però e filosoficamente articolata. In realtà, in un certo senso ci è voluto poco per ottenere risultati - poco in senso strettamente cronologico. In senso psicologico però la cosa è diversa, e i miei ricordi si perdono in un nebuloso guazzabuglio di difficile ricostruzione, sporadici e inaspettati momenti di coccolamento, sonni tormentati, frustrazione, qualche vaff detto con convinzione contro il muso indisponente di un trottolino ribelle, progressi e regressi. Ci sono diverse spiegazioni di questa percezione confusa del processo di bonding da parte degli esseri umani che lo mettono in atto.
Il primo elemento è che dal giorno in cui i tuoi nuovi rattini entrano nella tua vita, il tempo subisce una paurosa accelerazione. I giorni sembrano tanto pieni di cose da contare come settimane, e le settimane come mesi. Tutto cambia in continuazione. Anche loro cambiano. Nei primi mesi di vita sono in pieno sviluppo, e crescono a un ritmo forsennato - del tipo che li guardi e dici fra te e te, come sono cresciuti dall'ultima volta che li ho visti!, e stiamo parlando del giorno prima o la sera prima. Sembra che di notte qualcuno li gonfi con una pompa per biciclette.
Il secondo elemento è che i loro ritmi di affiatamento sono incommensurabili rispetto ai tuoi. Ci sono tante cose, nel comportamento dei ratti, che hanno una logica riconoscibile. L'evoluzione della fiducia no. Cioè, ti riesce proprio difficile capire come sia possibile che siano così diffidenti con qualcuno che gli porta da mangiare tre volte al giorno, gli pulisce la gabbia, gli riempie i beverini di acqua fresca, spende decine di euro in attrezzature ricreative per la loro gabbia, e coglie ogni possibile occasione per farli giocare. La distanza culturale è tale che per loro nemmeno vale il proverbio non mordere la mano che ti sfama. Perciò per un po' di giorni - che nella realtà alternativa di Ratlandia sono, come si diceva sopra, settimane e mesi - ti capita spesso di pensare che non stai facendo nessun progresso, e che non succederà mai che quei monelli mettano giudizio e mostrino la riconoscenza e l'affetto che meriti.
A rendere tutto ancora più confuso, nel nostro caso c'era anche il fatto che Pepper e Ginger mantenevano una rigorosa alternanza di comportamenti, in modo tale che fosse impossibile stabilire quale dei due era il più mansueto o il più affettuoso. Basti dire che Pepper il mordarolo, colui che ha raccolto il più alto tributo di sangue umano con quei dentini aguzzi, oggi è il più mammone dei due. Oggi. Domani, vediamo.
Perché naturalmente va anche detto, prima di entrare nei dettagli, che il processo di bonding è verosimilmente ancora in corso. Ci sono stati parecchi progressi per entrambi - e adesso crescono molto più lentamente, contribuendo a ridurre il nostro stato di confusione percettiva - ma alcuni sono recentissimi e altri probabilmente ne arriveranno. Qualche settimana fa ho parlato della mordacità di Pepper in un gruppo Facebook, dicendo che si, un po' cattivo lo è, ma che ha fatto tanti progressi e credo che ne farà ancora. All'epoca Pepper era ancora considerato pericoloso, e se lo accarezzavi lo facevi col dorso delle dita, evitando accuratamente di esporre i polpastrelli alle sue ganasce. Praticamente lo stesso giorno in cui ho scritto quel messaggio Pepper è diventato inoffensivo: adesso lo accarezzo con la punta delle dita, e anche quando è nascosto dentro una scatolina o sotto la scaletta e quindi non lo vedo - e stimo che la probabilità di essere morsi sia assolutamente nulla. (Bisogna sempre stare attenti ai morsi che tirano a maglioni e copriletti: se dall'altra parte c'è il tuo dito non si può dare la colpa a loro).
Dovevamo, comunque, scegliere una tecnica di bonding e iniziare a usarla. Come dicevo i miei ricordi sono un po' confusi, e ci sono state due cose diverse che sono accadute, non so bene in che ordine. Una è che io e E. abbiamo iniziato a prendere Ginger in braccio e coccolarla; e che lei ci è stata. Ci sono delle foto che lo dimostrano. Questi ricordi sono particolarmente difficili da interpretare perché oggi lei questo non lo fa più: prenderla la puoi prendere, ma con la consapevolezza che quello che lei farà è sguilla l'anguilla su e giù per le tue spalle, la tua testa, dietro il collo (con quelle belle unghiettine...!) e via dicendo. Stare ferma a farsi accarezzare è impensabile, per lei.
La seconda cosa che abbiamo fatto è stato adottare la tecnica della vasca da bagno. Cioè buttiamoli fuori a forza di casa dentro la vasca da bagno insieme a noi. (Ovviamente si parla di vasca da bagno vuota).
Bene, posso confermare che questa tecnica funziona: non trasformerà due demoni assatanati in due agnellini di peluche, ma di progressi, in quella vasca da bagno, ne abbiamo fatti tanti.
Facevamo a turno, una sera io, una sera E.; uno cambiava la gabbia, l'altro se ne stava sdraiato nella vasca da bagno per un'oretta insieme ai rattini privati della loro casina, e quindi costretti a scegliere fra starsene in un'angolino completamente allo scoperto, o farsi una passeggiata, e quindi finire prima o poi per scalare una gamba, un braccio, o una pancia umana. Messi alle strette in questo modo, hanno scelto la seconda opzione. Loro odiano stare fermi in un posto senza riparo.
Tanto lo odiano, che tirarli fuori dalla casina voleva dire questo: scoperchiarla (la casina in questione era uno dei cubetti Ferplast per criceti) e rovesciarla per farli cadere fuori. Sembra brutale. A maggior ragione se si considera che piuttosto che uscire dal loro rassicurante cubetto, i due si puntellavano alle pareti con tutte e quattro le zampe, come quando nei film un Bruce Willis si trova in un'ascensore senza pavimento. Per cui non bastava mica rovesciare il cubetto. Bisognava anche scuoterlo.
Chi dice che tirarli fuori di casa a forza non va mai fatto perché li traumatizza irreparabilmente, secondo me, si sbaglia. Noi li abbiamo addirittura shakerati fuori, e tutto sommato non sembra che se ne ricordino.
Insomma, eiettati dal cubetto, Pepper e Ginger si trovavano a girare in quello strano paese tutto bianco e odorosino di detergenti. Questa è stata un po' una nostra preoccupazione, se i residui di shampi e saponi e disinfettanti nella vasca gli avrebbero dato fastidio: e bisogna dire che, se non ricordo male, un po' starnutivano. Ma è difficile dire se si trattava di new home sneezing - pare che i ratti starnutiscano sempre un po' negli ambienti nuovi, è una specie di reset del sistema olfattivo - o della Myco che stava arrivando (si, perché i nostri rattini erano probabilmente già un po' malati, come spiegherò meglio dopo).
Comunque giravano e giravano e giravano, e a un certo punto iniziammo a smettere anche di aspettare che ci salissero addosso e iniziammo a prenderli di peso e metterceli in braccio.
[continua]
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